Il Parco di Turona a Bolsena e Pranzo del Purgatorio
Data: 14/02/2018- Categoria: Escursionismo, Seniores
Organizzatori RICCI VINCENZO
MENGHINI ALESSANDRO
RAGNI MARCELLO
Descrizione:

La facile e breve escursione s’identifica con l’itinerario di visita all’area archeologica naturalistica della Turona, che oltre alle bellezze naturali offre ruderi dell’insediamento etrusco della Civita. Il Parco Naturale della Turona si trova sulle pendici interne orientali della conca collinare dei monti Volsini, a poca distanza dalla cittadina di Bolsena, in un tratto prossimo alla riva del lago omonimo, circa 5 km verso Montefiascone, a margine della moderna Via Cassia. All’interno di questa zona pedocollinare scorrono due corsi d’acqua, il Fosso di Turona e il Fosso di Arlena, ambedue a carattere perenne, che in qualche modo ne delimitano i confini.

Superato lo scalino del masso tufaceo emergente dal litorale lacustre, in breve si giunge ad un pianoro su quale si trova la cosiddetta cappella della Madonna di Turona. Lasciata la chiesetta sulla destra, si entra subito in un bel bosco di cerri, indicato sulle carte settecentesche come “Bosco Elerno”. Lo si attraversa per intero, avendo sulla sinistra il Fosso della Turona, in direzione della sorgente di Turona, che fornisce l’acqua potabile al comune di Bolsena fin dall’epoca romana. La via Francigena passa in prossimità della sorgente e porta in cima alla collina principale, dove esisteva in epoca etrusca un insediamento che dominava il lago e il paesaggio circostante. Nella zona le prime tracce archeologiche furono scoperte nell’Ottocento da Domenico Golini, stimato archeologo di Bagnoregio scopritore delle tombe dipinte di Orvieto, che incuriosito dal toponimo “Civita d’Arlena” che suggeriva la probabile presenza di vestigia antiche, mise alla luce diverse tombe di una necropoli con materiale d’epoca orientalizzante e arcaica (VII-VI sec. a.C.). Ma fu Raymond Bloch con la Scuola Francese di Roma, tra il 1952 e il 1958, a scoprire l’abitato antico, e gli scavi evidenziarono tratti di una cinta muraria d’epoca arcaica, una parte dell’abitato ellenistico e un edificio sacro del V sec. a.C. Il Parco, pur circondato da coltivi a vigne e olivi, occupa un territorio per lo più boschivo, con ricco sottobosco nel quale cominciano a far capolino viole, primule e qualche cespuglio di prugnolo e corniolo. Percorso un tratto della via Francigena, si devia a dx per arrivare alla sommità della collina, dove è possibile vedere i pochi resti dell’insediamento etrusco di Civita di Arlena, strettamente connesso, con molte probabilità, con il ben più importante centro di Velzna (l’odierna Orvieto). Da qui, il panorama sul lago di Bolsena è di una bellezza da togliere il fiato, se non ci fosse il bosco folto che in parte lo nasconde. Gli scorci verso il lago e buona parte dell’ex-caldera volsinea sono molto suggestivi. Interessante anche la presenza in loco di una profonda faglia tufacea larga circa un metro e mezzo (quasi una “via cava” in miniatura) che sembra dividere il colle. Si riscende a valle e si ritorna la punto di partenza con un percorso ad anello, costeggiando in buona parte il Fosso di Arlena, vivace fiumiciattolo che trae origine dalle sorgenti del Bucine, situate più in alto: il corso d’acqua è caratterizzato da una serie di cascatelle e dai ruderi di molini, una volta presenti lungo il suo corso e in grado di soddisfare le esigenze molitorie della maggior parte delle comunità gravitanti sul lago.

Insomma, una salutare e istruttiva sgambata quale aperitivo alle 4 ore dell’ormai tradizionale Pranzo del Purgatorio, a Gradoli.

Lunghezza Percorso: 5 km Dislivello: 150 Durata stimata: 3 h
Difficoltà: E/T Indicazioni: Scarpe da trekking, zaino e ricambio da tenere in autobus
Modalità  e mezzi: Pullman
Appuntamento

Partenza alle ore 7 dal parcheggio di Borgonovo (Centova), oppure alle ore 7,15 al Bar Le Querce sulla E45.

Iscrizione/Prenotazione:

E' necessario prenotare per tempo, comunque entro e non oltre venerdì 2 febbraio, con il tasto "iscriviti"

Approfondimenti:

Diverse necropoli si trovano intorno alla collina della Civita di Arlena; la più antica è quella della Capriola (tardo-villanoviano). Il “tempio etrusco” si trova lungo il sentiero, nel punto più alto della collina, con imponenti blocchi di pietra pertinenti alla cinta muraria. Ma oggi non è quasi più visibile, totalmente invaso da una fitta vegetazione di ginestre che nascondono i muri e impediscono il passaggio. Alcuni anni fa, quando l’area del tempio era pulita, si poteva osservare la particolare tecnica muraria a scacchiera, con blocchi squadrati rettangolari, disposti verticalmente, e blocchi grezzi di tufo locale. I muri erano rivestiti da un intonaco d’argilla chiara. L’edificio è più largo che profondo (12 x 6 metri), costituito da un’unica sala preceduta da un portico profondo 5 m e poggiante su un muro. Raymond Bloch chiamava l’edificio megaron, in riferimento alla tipologia micenea di una“sala lunga”preceduta da un portico. Al suo interno furono scoperti in loco due blocchi di tufo disposti simmetricamente in rapporto all’asse mediano dell’insieme, che dovevano servire da base per i pilastri che reggevano il tetto. Accanto a ogni blocco vi era una lastra di pietra tonda, dove forse erano disposti statue o oggetti di culto. L’edificio grava direttamente sul tufo, e sul pavimento furono trovati innumerevoli frammenti di tegole piatte o ricurve. C’erano anche molti frammenti di ceramica: impasto, bucchero nero e bucchero grigio con disegni geometrici. Nel fondo della sala furono scoperti cippi di pietra ovoidi (20-30 cm) accanto a un deposito composto da 43 pesi da telaio in terracotta, 5 rocchetti e 4 fusarole. Si può ipotizzare la presenza, addossato alla parete di fondo, di un vero e proprio telaio, come quello rinvenuto nell’abitato dell’area Pyrgos a Sovana. Inoltre furono riportati alla luce nella stessa zona una figurina in bronzo di donna orante (8 cm), 2 vasetti e 4 piattelli su piede miniaturistici e un bruciaprofumi fittile, tutti oggetti pertinenti alla sfera sacra. La massa di terra che conteneva il materiale aveva un colore nero, il che lascia supporre che l’edificio sia stato distrutto da un incendio in epoca ellenistica e poi abbandonato. Secondo Bloch, il materiale scoperto durante gli scavi non può essere datato oltre la fine del V secolo. Una rivalutazione recente della tecnica muraria e dei reperti, alla luce di altre scoperte più recenti tra Orvieto e Vulci, ha indotto una postdatazione dell’edificio alla seconda metà del IV - inizi del III secolo a.C.: l’abbandono del sito potrebbe allora coincidere con le incursioni romane nel territorio di Volsinii, nel 391 e nel 302 a.C. (secondo Tito Livio). In questa data, infatti, le truppe dei Volsiniesi furono sconfitte da Agrippa Furio e Servio Sulpicio e i Romani poterono devastare i territori di Volsinii e dell’alleata Salpinum (Orvieto?). L’edificio potrebbe essere stato anche a destinazione residenziale, con un’area sacra privata all’interno. Ma diversi elementi sottolineano l’importanza della costruzione: in primo luogo, la sua collocazione particolare, separata dal resto dell’insediamento da una ramificazione della cinta muraria perimetrale, e un orientamento divergente dal settore abitativo. L’altro elemento di spicco è la presenza, a circa 40 m dall’edificio, di una faglia tettonica, che forse indusse a un culto ctonio in epoca etrusca. Essa appartiene a un insieme di numerose faglie di origine vulcanica che percorre la parte nordest del lago di Bolsena; appare oggi come una spaccatura stretta (1,50 m) e molto profonda nella roccia. Supponendo l’esistenza in quel luogo di un deposito votivo di tipobothros (pozzo sacro) dove i fedeli gettavano le loro offerte agli dei, la faglia, rinvenuta totalmente colma di terra, fu scavata dall’École Française de Romefino fino a una profondità di 20 m, senza risultato. La presenza di questa faglia naturale quasi simile a una“via cava”etrusca, che conduce come una porta infernale nelle profondità della terra, non poteva che suscitare un sentimento di religiosità nei popoli antichi. Il piccolo edificio sacro, posto sul punto più alto della collina di Civita dell’Arlena, vicino a una faglia tellurica e protetto da imponenti mura difensive, è molto suggestivo. Un sito prezioso dal punto di visto storico e naturalistico, che purtroppo oggi è in uno stato d’abbandono e d’incuria tale da renderlo quasi invisibile. Il tempietto è totalmente invaso dalle ginestre che impediscono il passaggio e nascondono i muri oltre a danneggiarli. Il cartello che indica la presenza dell’edificio giace a terra, come le reti di protezione, e se il sentiero è ancora percorribile, le vestigia archeologiche scompaiono mese dopo mese nella fitta vegetazione del bosco.

(da Il tempietto etrusco di Civita del Fosso d’Arlena (Parco di Turona, Bolsena) di JulieLabregère

Allegati: 2018-02-14 Parco della Turona.pdf
Quota di partecipazione: Il pranzo avrà un costo orientativo di 27-28 €. Il contributo per l'autobus è stabilito in 10 €. Contatta gli organizzatori:

Ricci 3336372943

Menghini 3286507546

Ragni 3356794803